Zwei Jahre "Europaschule": Die Corona-Pandemie an unserer Partnerschule in Parma

Am 23. April 2018 wurde das Rudi-Stephan-Gymnasium aufgrund seiner zahlreichen Aktivitäten im Bereich >Fremdsprachen<, >interkulturelle Begegnungen< und >Demokratieerziehung< zur Europaschule des Landes Rheinland-Pfalz ernannt. Das Jubiläum in Zeiten der Corona-Pandemie nehmen wir zum Anlass, uns bei unseren Austausch-Schulen in den verschiedenen Ländern zu erkundigen, wie sie mit den besonderen Umständen umgehen und wie es den SchülerInnen und LehrerInnen so ergangen ist in den letzten Wochen.

Die vierte Wortmeldung, die wir veröffentlichen, stammt von einer Klasse am Liceo Linguistico e Classico in Parma.

La scuola al tempo del coronavirus
S e t t a n t e s i m o giorno di quarantena...
Il 23 febbraio, quando ho appreso della sospensione delle lezioni per una settimana, a causa
del coronavirus, devo dire che in principio sono stato contento di questa “mini vacanza”: ne
avrei approfittato per riposarmi, leggere e avrei anche potuto studiare con più calma. Ma
purtroppo avevo poco di cui essere felice e ancora non sapevo a cosa saremmo andati
incontro.
Con il passare dei giorni, al Tg, si sentivano però notizie sempre più negative. Quella che
sarebbe dovuta essere una misura temporanea, per prevenire la diffusione di pochi focolai
isolati dovuti a contatti diretti con la Cina, si è invece rivelata una vera e propria pandemia
che, diffusasi in un primo momento in Italia, è poi dilagata in tutta Europa e in tutto il resto
del mondo. Continuavo a ripetermi che presto sarebbe finito tutto: ma quel presto è
diventato prima un mese… poi due mesi… Invece si è reso necessario quello che è stato
chiamato lockdown : siamo dovuti rimanere tutti a casa. Sapevo che la situazione era
abbastanza grave già dall’inizio, ma non pensavo che anche l’Italia avrebbe avuto un
numero di contagi e morti così alto per una malattia che prima sembrava poco più di una
semplice influenza. A questo punto era ormai chiaro che, per quest’anno, non saremmo più
rientrati a scuola. Così, quel sentimento iniziale di entusiasmo si è trasformato nella tristezza
di non poter rivedere i miei compagni, i miei insegnanti, i miei amici. La situazione era
davvero pesante, almeno all’inizio. Poi però, poco alla volta, ci ho fatto l’abitudine.
Questo Coronavirus ha cambiato radicalmente la routine di ognuno di noi e ci ha portati a
rispettare delle regole molto rigide al fine di debellarlo il prima possibile. Siamo stati
costretti a rimanere chiusi in casa per ben due mesi: i miei uscivano solo per stretta
necessità, io non potevo fare nemmeno quello e purtroppo tutti abbiamo dovuto cambiare
drasticamente il nostro modo di vivere: la mia vecchia vita mi è stata strappata bruscamente
e chissà quando potrò riaverla.
Quello che sarebbe dovuto essere un anno di divertimento e allegria, il mio primo anno alle
superiori, si è trasformato in un anno di stress, di ansia, di paura e di noia e purtroppo non
ho potuto viverlo appieno come avrei voluto. So di essere abbastanza grande da capire
quello che sta succedendo ed è proprio questo che mi spaventa. Alla mia età è molto
difficile accettare il distanziamento sociale, visto che per gli adolescenti stare insieme agli
amici è una delle cose più importanti: per me è stato molto complesso accettare in questi
mesi la lontananza e l’isolamento. Mi manca il non vedere le persone con cui solitamente
trascorro tutta la giornata: chissà per quanto tempo ancora non potremo incontrarci...
Anche la didattica è cambiata, forse anche più di tutte le altre cose…: il mio liceo ha iniziato
subito le video-lezioni, durante la seconda settimana di quarantena, e i professori hanno
rapidamente imparato un nuovo modo di farci didattica. Così il programma è stato svolto e
noi non abbiamo perso un anno di scuola; anche noi studenti abbiamo dovuto imparare a
seguire le lezioni a distanza, usando una tecnologia diversa da quella con cui solitamente
comunichiamo tra noi. Ammetto che per me, all’inizio, non è stato semplice perché io non
sono molto tecnologico.
Dapprima la didattica a distanza mi era sembrata anche divertente, ma dopo qualche tempo
mi sono reso conto che non riuscivo a prestare sempre la massima attenzione, soprattutto
alle prime ore del mattino o quando c’erano più lezioni di seguito, senza uno stacco. Mi
sentivo distratto, confuso e spesso non riuscivo a studiare. L’idea di non tornare a scuola mi
provocava angoscia. Non poter rivedere i compagni, i professori… non provare quel senso di
contentezza di quando si cammina nei corridoi della scuola con lo zaino in spalla, il non
sentire il brusio delle voci degli altri studenti o il suono della campanella, non vedersi fuori
per la ricreazione… non avrei più potuto vivere niente di tutto questo.
Poi, pian piano, mi ci sono abituato. Ho iniziato ad apprezzare le video-lezioni, che anzi
hanno dato alle nostre giornate un’apparenza di normalità, permettendoci non solo di
andare avanti con la didattica, ma soprattutto di vedere persone e sorrisi al di fuori della
nostra famiglia. All’inizio non pensavo che potessero funzionare, ma poi mi sono dovuto
ricredere. Certo ci sono sempre mille problemi! Molte volte capitano delle interferenze o dei
problemi di connessione, per cui riesco a capire solo la metà di tutto quello che viene
spiegato. Confesso che, quando devo affrontare un’interrogazione o una verifica online ,
vado molto di più in ansia di quando le facevo a scuola; sarà che ho sempre paura che il
microfono non funzioni o di schiacciare qualche tasto sbagliato e perdere quanto svolto
nella verifica; e poi sono lento nello scrivere sulla tastiera.
Inoltre, nel seguire le lezioni da casa, ci sono molte più distrazioni che in classe; oltre al fatto
che è davvero una sensazione strana parlare davanti a un computer senza sapere se chi ti
dovrebbe ascoltare lo stia veramente facendo o meno.
E poi a scuola ci sono delle regole precise per quanto riguarda orari, comportamento e tutto
il resto. A casa invece non c’è lo stesso tipo di controllo, ma ognuno deve avere molta forza
di volontà nel seguire: è sicuramente più difficile concentrarsi in un ambiente domestico.
Prima camera mia era un luogo dove potevo rifugiarmi da tutto, ora invece è anche la mia
aula.
Mi manca davvero tutto quanto dell’andare a scuola: una cosa che non avrei mai pensato di
dire! Mi mancano il contatto con i miei compagni, le battutine, le confidenze tra amici, il
contatto diretto con i professori durante le lezioni. Le relazioni a distanza non sono la stessa
cosa di quelle vissute a contatto diretto. La comunicazione è fatta non solo di parole, ma
anche di tanto non detto: sguardi, sorrisi, il nostro gesticolare. Questo difficilmente passa
attraverso lo schermo in una video-lezione o in una videochiamata. E mi mancano anche le
cose più banali come l’infilarmi la giacca, prendere in spalla il mio gigantesco zaino per poi
correre alla fermata dell’autobus. Solo il pensiero di poter, un giorno, rientrare a scuola, ora
mi fa sorridere; mentre prima non c’era giorno in cui, come credo capiti a chiunque, non mi
lamentassi di dovermi alzare ed uscire presto. Adesso sono le uniche cose che vorrei
davvero poter fare. Mi è dispiaciuto molto sapere di non poter rivedere il mio liceo, la mia
classe e i miei professori fino al prossimo anno scolastico, ma il provvedimento è stato
necessario per il bene di tutti. Quando l’anno prossimo rientreremo, io so che mi verrà
voglia di abbracciare i miei compagni e parlargli finalmente di persona, ma non potrò farlo
perché saremo ancora costretti a rimanere distanziati, con i banchi divisi, tutti con la
mascherina ma tutti con lo stesso desiderio di far tornare la nostra vita come era prima,
come se questo non fosse mai successo…
Adesso la ripartenza è iniziata, ma il virus non è stato ancora debellato, quindi tutti noi
dobbiamo avere un grande senso di responsabilità, perché francamente ho molta paura di
potermi ritrovare nella stessa situazione di prima. Per ora il mio unico desiderio è quello di
riavere indietro la mia “normalità”: i miei parenti, gli amici, la scuola, il poter viaggiare e
trascorrere nuovamente le mie giornate all’aria aperta.
La sensazione è che, per colpa del Covid, tutti noi abbiamo perso qualcosa. Penso comunque
che alla fine di questa pandemia non tornerà tutto come prima, non saremo più le stesse
persone: saremo cambiati, per alcuni aspetti un pò più fragili, per altri un po’ più forti.
Avremo riscoperto l’importanza dello stare insieme e non ci basterà più sentirci per
messaggio.
Ovviamente non è facile rispettare il distanziamento, ma se penso che un giorno saremo di
nuovo liberi, di nuovo noi stessi, il cuore mi si riempie di speranza. Speranza per la vita, per il
mondo, per tutte le persone che amo…: perché #ANDRA’ TUTTO BENE!
Gli studenti della classe 1 M 2019/20
Liceo Linguistico e Classico
G. D. Romagnosi di Parma
Parma, 3 maggio 2020

 

Übersetzung

Die Schule in Zeiten des Coronavirus
Sechzigster Tag in Quarantäne ...
Als ich am 23. Februar erfuhr, dass der Unterricht für eine Woche wegen des Coronavirus unterbrochen würde, - muss ich sagen - war ich anfangs froh über diesen "Mini-Urlaub":
Ich wollte die Gelegenheit nutzen, mich auszuruhen, zu lesen und sogar in Ruhe für die Schule zu arbeiten. Aber leider hatte ich wenig Grund zur Freude, und ich wusste noch nicht genau, worauf wir uns einlassen würden. Im Laufe der Tage waren jedoch immer mehr negative Meldungen in den Nachrichten zu hören. Was zuerst eine vorübergehende Isolationsmaßnahme von wenigen, die direkten Kontakt mit China gehabt hatten, sein sollte, um die Ausbreitung einiger weniger Ausbrüche zu verhindern, stellte sie sich als Pandemie heraus, die sich zunächst auf Italien, dann auf ganz Europa und dann auf alle anderen Länder der Welt ausbreitete.
Ich sagte mir immer wieder, dass alles bald vorbei sein würde. Aus diesem „bald“ wurde zuerst ein Monat ... dann zwei Monate... Und statt eines „bald“ wurde es notwendig, den Lockdown auszurufen: Wir mussten alle zu Hause bleiben. Ich wusste, dass die Situation von Anfang an ziemlich ernst war. Aber ich hätte nicht gedacht, dass Italien so viele Ansteckungen und Todesfälle bekommen würde durch eine Krankheit, die zu Beginn kaum mehr als eine einfache Grippe zu sein schien.
Zu diesem Zeitpunkt war nun klar, dass wir in diesem Schuljahr nicht mehr zur Schule zurückkehren würden. Aus der anfänglichen Freude wurde also Traurigkeit ...
Ich konnte meine Klassenkameraden, meine Lehrer, meine Freunde nicht treffen. Die Situation war wirklich schwer, zumindest am Anfang. Aber dann habe ich mich nach und nach daran gewöhnt.
Dieses Coronavirus hat die Routine eines jeden radikal verändert und ließ uns sehr strenge Regeln einhalten, um die Krankheit so schnell wie möglich auszumerzen. Wir waren gezwungen, zwei Monate lang im Haus eingesperrt zu bleiben: Meine Eltern gingen nur in dringenden Notfällen nach draußen. Und mir war selbst das verwehrt. Wir mussten alle drastisch unsere Lebensweise ändern: Mein altes Leben wurde mir schlagartig entrissen. Und wer weiß, wann ich es zurückbekomme.
Was ein Jahr voller Spaß und Fröhlichkeit hätte sein sollen, mein erstes Jahr in der Oberstufe, ist zu einem Jahr voller Stress, Angst, Furcht und Langeweile geworden, und leider konnte ich es keineswegs so vollständig leben, wie ich es mir gewünscht hätte. Ich weiß, dass ich alt genug bin, um zu verstehen, was vor sich geht, und gerade das ist es, was mir Angst macht. In meinem Alter ist es sehr schwierig, soziale Distanzierung zu akzeptieren, da es für uns Jugendliche zu den wichtigsten Dingen gehört, mit Freunden zusammen zu sein.
Es war sehr schwierig für mich, in diesen Monaten Distanz und Isolation zu akzeptieren. Ich vermisse es, die Menschen zu sehen, mit denen ich normalerweise den ganzen Tag verbringe: wer weiß, wie lange wir uns nicht mehr treffen können...
Sogar die Lehrmethoden haben sich geändert, vielleicht sogar mehr als alle anderen Dinge: mein Oberstufenunterricht begann sofort mit dem Video-Unterricht während der zweiten Woche der Quarantäne, und die Lehrer lernten schnell neue Methoden, uns zu unterrichten. Der Lehrplan wurde also eingehalten, und wir haben kein Schuljahr versäumt; wir Schülerinnen und Schüler mussten auch lernen, dem Unterricht aus der Ferne zu folgen, und zwar mit einer anderen Technologie, als wir normalerweise miteinander kommunizieren. Ich gebe zu, dass es für mich anfangs nicht einfach war, weil mich ich nicht sehr für Computertechnologie interessiere. Zuerst dachte ich auch, dass Fernunterricht Spaß macht, aber nach einiger Zeit merkte ich, dass ich nicht immer die maximale Aufmerksamkeit aufbringen konnte, vor allem früh am Morgen oder wenn mehrere Stunden hintereinander stattfanden, ohne Pause. Ich fühlte mich abgelenkt, verwirrt und konnte oft nicht lernen. Der Gedanke, nicht mehr zur Schule zu gehen, hat mir Angst gemacht. Nicht mehr die Klassenkameraden, die Lehrer sehen zu können ... nicht mehr dieses Glücksgefühl zu empfinden, wenn man mit dem Rucksack auf den Schultern durch die Flure der Schule geht, nicht den Klang des Stimmengewirrs der anderen Schüler oder das Klingeln der Pausenglocke zu hören, sich nicht mehr in der Pause zu begegnen ... Nichts davon erlebte ich mehr.
Dann habe ich mich langsam daran gewöhnt. Ich begann, die Videokonferenzen zu schätzen, die unseren Tagen den Anschein von Normalität verliehen und uns die Möglichkeit gaben, nicht nur mit dem Unterricht weiterzumachen, sondern vor allem Menschen und Lächeln außerhalb unserer Familie zu sehen. Zuerst dachte ich nicht, dass es funktionieren würde, aber dann wurde ich davon überzeugt. Natürlich gibt es immer tausend Probleme. Oft gibt es Interferenzen oder Verbindungsprobleme, so dass ich von allem, was erklärt wird, nur die Hälfte verstehen kann. Ich gestehe, dass ich, wenn ich mich einer Online-Überprüfung stellen muss, viel ängstlicher bin als damals in der Schule; ich werde immer wieder Angst haben, dass das Mikrofon nicht funktioniert oder dass ich eine falsche Taste drücke und alles verloren geht, was ich bei einem Test geschrieben habe; und noch dazu bin ich beim Schreiben auf der Tastatur so langsam.
Außerdem gibt es viel mehr Ablenkungen, wenn man am Unterricht von zu Hause aus teilnimmt als beim Unterricht in der Schule; abgesehen davon, dass es wirklich ein seltsames Gefühl ist, vor einem Computer zu sprechen, ohne zu wissen, ob derjenige, der einem zuhören sollte, dies auch wirklich tut. Und dann gibt es in der Schule strenge Regeln in Bezug auf Stundenpläne, Verhalten und alles andere. Zu Hause gibt es nicht diese Art von Kontrolle, weshalb jeder viel Willenskraft aufbringen muss, um dabeizubleiben: Es ist definitiv schwieriger, sich in einer häuslichen Umgebung zu konzentrieren. Mein Zimmer war früher ein Ort, an dem ich vor allem Zuflucht nehmen konnte, jetzt ist es auch mein Klassenzimmer.
Ich vermisse wirklich alles am Schulbesuch - etwas, von dem ich nie gedacht hätte, dass ich es einmal sagen würde! Ich vermisse den Kontakt mit meinen Klassenkameraden, die kleinen Scherze, die Vertraulichkeiten unter Freunden, den direkten Kontakt mit den Lehrern während des Unterrichts. Fernbeziehungen sind nicht dasselbe wie Beziehungen im direkten Kontakt. Kommunikation besteht nicht nur aus Worten, sondern auch aus vielem Ungesagten: Blicken, Lächeln, unser Gestikulieren. Über den Bildschirm bei einer Video-Unterrichtsstunde oder einem Video-Anruf geht dies kaum. Und ich vermisse sogar die banalsten Dinge, wie meine Jacke anzuziehen, meinen großen Rucksack zu nehmen und dann zur Bushaltestelle zu laufen. Allein der Gedanke, eines Tages wieder zur Schule gehen zu können, lässt mich jetzt lächeln, während es vorher keinen Tag gab, an dem ich mich nicht beschwert habe (wie es meiner Meinung nach jedem geht), dass ich früh aufstehen und losgehen musste. Das sind die Dinge, von denen ich mir wirklich wünsche, dass ich sie tun jetzt könnte.
Es tat mir sehr leid zu hören, dass ich meine Schule, meine Klasse und meine Lehrer erst im nächsten Schuljahr wiedersehen kann, aber es ist zum Wohle aller notwendig. Wenn wir nächstes Jahr wiederkommen, weiß ich, dass ich meine Mitschülerinnen und Mitschüler umarmen und endlich persönlich mit ihnen sprechen möchte, aber das wird nicht möglich sein, weil wir immer noch gezwungen sein werden, getrennt zu bleiben, mit auseinander gerückten Schultischen, alle mit der Maske, aber alle mit dem gleichen Wunsch, unser Leben wieder so zu leben, wie es vorher war, als ob dies nie geschehen wäre ...
Jetzt wurden die Maßnahmen gelockert, aber das Virus ist noch nicht ausgerottet, so dass wir alle ein großes Verantwortungsbewusstsein haben müssen, denn offen gesagt habe ich große Angst, dass ich mich in der gleichen Situation wie zuvor wiederfinden könnte. Im Moment ist mein einziger Wunsch, wieder in meine "Normalität" zurückzukehren: meine Verwandten, Freunde, die Schule, wieder reisen und meine Tage im Freien verbringen zu können. Man hat das Gefühl, dass wir alle wegen Covid etwas verloren haben. Ich denke jedoch, dass am Ende dieser Pandemie nicht alles wieder so sein wird wie vorher, wir werden nicht mehr die gleichen Menschen sein: Wir werden uns verändert haben, in einigen Aspekten etwas zerbrechlicher, in anderen etwas stärker. Wir werden den Wert des physischen Zusammenseins wiederentdeckt haben, und es wird nicht mehr genügen zu meinen, eine Handy-Nachricht sei dasselbe. Natürlich ist es nicht leicht, das Distanzgebot zu respektieren, aber wenn ich daran denke, dass wir eines Tages wieder frei sein werden, wieder wir selbst, dann ist mein Herz voller Hoffnung. Hoffnung für das Leben, für die Welt, für all die Menschen, die ich liebe ... denn #ANDRA’ TUTTO BENE! (#alleswirdgutwerden!)
Die Schüler der Klasse 1 M 2019/20
Liceo Linguistico e Classico
G. D. Romagnosi von Parma
Parma, 3. Mai 2020
Übersetzung: Daniel Wolf